Nuova liquidazione automatica IVA annuale dal 2026: novità e modifiche per le imprese italiane

Dal primo gennaio 2026, nel sistema fiscale italiano, si apre un capitolo del tutto nuovo riguardo le dichiarazioni IVA che non vengono inviate o risultano incomplete. Al centro della scena c’è la cosiddetta liquidazione automatica dell’IVA annuale. Si tratta di un meccanismo pensato per tappare i buchi lasciati da chi, per vari motivi, omette o presenta dichiarazioni a metà. La norma, inserita nella Legge di Bilancio 2026 e formalizzata con il nuovo articolo 54-bis1 del decreto IVA (D.P.R. 633/72), dà all’Agenzia delle Entrate la facoltà di calcolare e inviare direttamente la notifica dell’IVA dovuta, senza necessariamente attendere la dichiarazione dal contribuente.

Se una dichiarazione annuale manca o manca di dati essenziali per definire l’imposta, l’Amministrazione può fare il passo da sola. Non ci sono vincoli temporali rigidi, così l’Agenzia può coinvolgere anche anni passati sempre entro i termini di accertamento. Prendiamo il caso di una società che non ha mai inviato la dichiarazione del 2019: potrebbe trovarsi nel 2027 una comunicazione con il calcolo dell’imposta direttamente dall’Agenzia fiscale.

Qui c’è un dettaglio spesso ignorato: anche le dichiarazioni incomplete, inviate in modo parziale, sono coinvolte. Ricevere l’avviso di liquidazione automatica significa dire addio alla possibilità di usare il ravvedimento operoso, quindi addio anche alle sanzioni mitigate. La notifica blocca qualsiasi chance di sistemare errori o omissioni “bonariamente”. Il meccanismo, per essere pienamente attivo, aspetta un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate e che i sistemi informatici siano aggiornati – un passaggio non banale.

Come funziona la liquidazione automatica e le conseguenze per i contribuenti

L’Agenzia ha l’ok per procedere con la liquidazione IVA anche fino a sette anni dopo l’anno in cui la dichiarazione avrebbe dovuto esserci. Mancando o mancando i dati essenziali, il fisco prende in mano le fatture elettroniche – emesse e ricevute –, i corrispettivi telematici e le liquidazioni periodiche, per calcolare l’importo dovuto. Il procedimento, costruito su modelli già noti come gli “avvisi bonari”, mira a un’automazione quasi totale.

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È importante capire che «dichiarazione omessa» non è più solo quella mai inviata. Se presentata, ma senza i quadri fondamentali della liquidazione, sarà comunque considerata come non pervenuta. Un cambio significativo rispetto ad alcune sentenze recenti che davano credito a dichiarazioni parziali, anche se imprecise.

In pratica, anche un invio con solo il frontespizio equivale a un’omissione agli effetti dell’imposta. Nel conteggio finale, l’Agenzia terrà buoni i versamenti già fatti, ma scarterà sia i crediti IVA lasciati nel cassetto sia quelli non compensati, perché il focus resta sull’imposta effettivamente da pagare.

Quanto alle sanzioni, la legge stabilisce un’ammenda pari al 120% dell’IVA liquidata, con un minimo di 250 euro. Una bella differenza rispetto al passato quando si arrivava fino al 240%. Chi regolarizza subito, invece, pagherà un terzo, cioè il 40%. Peccato non ci sia chiarezza sul ravvedimento operoso: il testo sembra escluderlo, spingendo verso il pagamento immediato.

Dichiarazioni incomplete o errate: cosa cambia e quali dubbi restano

Pensiamo a chi – magari su consiglio o per difficoltà – invia dichiarazioni “al risparmio”, con dati parziali o solo il frontespizio. Qui la situazione si fa spinosa. Dati parziali o palesemente sbagliati evitano l’etichetta “omessa”? Oppure serve fornire tutto e bene per non incorrere nella liquidazione automatica?

Un caso tipico riguarda contribuenti che – con la contabilità in bilico – preferiscono mettere giusto qualcosa per non rischiare sanzioni più salate. Ma la nuova regola è chiara: poca roba e pochi quadri possono essere valutati come omissione vera e propria. Chi si trova in questa situazione rischia la liquidazione automatica, e addio possibilità di correggere tutto con sanzioni ridotte.

Guardando i tempi, le dichiarazioni regolarmente presentate, anche se non complete, godono del termine di accertamento di cinque anni. Solo quelle davvero omesse estendono questo termine a sette anni. In sostanza, dichiarazioni parziali possono far scattare la liquidazione automatica, ma non allungano il controllo dell’Agenzia.

Nel complesso, la norma mostra la volontà di snellire e rendere più efficaci i processi fiscali, alleggerendo pure l’onere di chi dorme sonni tranquilli. Fra qualche mese, seguirne l’avanzamento – soprattutto il provvedimento attuativo e l’aggiornamento software – sarà un passaggio da non perdere. Su questa rivoluzione fiscale tutti gli operatori – da Milano a Palermo – staranno a vedere con attenzione.

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