Il viaggio della frutta italiana tra costi e ricarichi: come il prezzo finale sale in negozio

Ogni volta che mettiamo nel carrello frutta e verdura, la spesa spesso supera di molto quello che ci aspettavamo. Negli ultimi tempi, gli aumenti di prezzo non si spiegano soltanto con i costi di produzione o trasporto. A pesare davvero sono i meccanismi interni alla filiera distributiva, che finiscono col mettere in crisi la sostenibilità del settore e, di riflesso, incidono pesantemente sul bilancio delle famiglie italiane.

Il prezzo della frutta e verdura: un salto ingiustificato

Prendiamo il periodo tra il 2019 e il 2024: la spesa media per frutta e verdura è cresciuta di più del 30%. Un dato che sorprende, specie se pensiamo a prodotti come le zucchine, il cui prezzo è addirittura raddoppiato. Non si può attribuire tutta questa impennata solo al caro bollette o ai cambiamenti climatici. Basta osservare bene la catena di intermediazione per capire il perché. Chi abita in città nota tutti i giorni come il costo al supermercato sia molto più alto rispetto a quello all’origine, cioè pagato ai produttori o ai grossisti.

Il viaggio della frutta italiana tra costi e ricarichi: come il prezzo finale sale in negozio
Una varietà di frutta e verdura esposta con cartellini dei prezzi in un mercato, evidenziando i costi diretti per i consumatori. – oldschoolstorelatina.it

Le ricerche evidenziano che il prezzo al dettaglio può arrivare a essere fino a tre volte più alto di quello all’ingrosso. Tradotto: non sono i produttori né i trasportatori che si arricchiscono, ma chi fa da tramite nella distribuzione. I margini applicati da questi operatori sono spesso esagerati e non hanno fondamento economico reale, causando un aumento ingiustificato del prezzo finale. Una situazione che, insomma, pesa su chi compra e penalizza chi lavora i campi.

Chi guadagna davvero e quali soluzioni adottare

Nel quadro attuale, chi coltiva la terra deve fare i conti con molte incognite – dal clima incerto ai costi crescenti – e guadagna meno di prima. Dall’altra parte, la grande distribuzione, pur con spese maggiori per logistica e personale, riesce a mantenere profitti elevati, quasi delle rendite di posizione. Così il prezzo finale di frutta e verdura si gonfia senza una vera ragione e l’accesso si fa più difficile per tante famiglie.

Il nodo vero sono i ricarichi, che in certi casi superano anche il 300%. Un’enormità che mette in difficoltà l’intera catena produttiva, impoverisce chi coltiva e riduce il potere d’acquisto di chi compra. Chi conosce il settore propone qualche strada: vietare margini eccessivi con una normativa, facilitare contratti diretti tra produttori e distributori, e controllare meglio i prezzi lungo tutta la filiera.

Se queste misure arrivassero e venissero messe in pratica con forza, si potrebbe contenere la crescita dei costi e garantire redditi più giusti agli agricoltori. Anche l’accesso ai prodotti freschi ne gioverebbe, beneficiando più persone. È una questione di trasparenza e correttezza nel sistema agroalimentare, diretta alla quotidianità di milioni di famiglie italiane. La cosa che salta agli occhi? Capire chi davvero si ritrova a guadagnarci lungo la lunga strada che porta la frutta e la verdura dal campo alla nostra tavola.

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