Pensione anticipata con 15 anni di contributi nel 2026: opportunità e regole da conoscere

Nel 2026 arriverà un momento decisivo per molti lavoratori che, fino a poco tempo fa, vedevano lontana l’uscita dal lavoro. Per esempio, i nati nel 1959 raggiungeranno finalmente l’età richiesta per la pensione di vecchiaia, seguendo le regole classiche. L’età minima rimarrà 67 anni per tutto il 2026, ma da quel momento si prevede un piccolo aumento: 67 anni e un mese. Però, non basta solo l’età: servono almeno 20 anni di contributi, accumulati in ogni forma riconosciuta, dal lavoro dipendente a quello autonomo, passando per il volontariato o i periodi figurativi.

Basta pensare a chi, nel 2026, ha 15 anni di contributi: potrebbe comunque farcela, arrivando in tempo a raggiungere il requisito previsto dalla legge. E qui c’è un dettaglio non da poco, spesso trascurato. Si parla della possibilità di recuperare contributi mancanti con meccanismi dedicati, utili a chi ha avuto interruzioni o vuoti nella carriera lavorativa.

Come funziona la possibilità di andare in pensione con 15 anni di contributi nel 2026

Il punto chiave è la misura detta Pace Contributiva, uno strumento pensato per recuperare fino a 5 anni di contributi mancanti tramite riscatto a pagamento. Attivata in più finestre temporali, con l’ultima tra il 2024 e il 2025, questa possibilità ha consentito a molti di colmare i vuoti contributivi maturati fino al 2023 – purché quei periodi non fossero già soggetti a obblighi contributivi passati.

Pensione anticipata con 15 anni di contributi nel 2026: opportunità e regole da conoscere
A sinistra, piantine crescono su pile di monete, simboleggiando la crescita del risparmio. A destra, un barattolo ricolmo di monete. – oldschoolstorelatina.it

Ecco perché, diversi nati nel 1959 potranno trovarsi nel 2026 con una carriera contributiva che passa magicamente da 15 a 20 anni. Il riscatto, pagabile anche a rate diluite nel tempo, rende più accessibile il completamento della carriera a chi prima sembrava tagliato fuori. Insomma, si aprono nuovi scenari finora poco contemplati.

Un aspetto che vale la pena segnalare riguarda la deducibilità fiscale dei contributi riscattati, applicata con il criterio di cassa: cioè si deducono nel periodo d’imposta in cui vengono effettivamente versati. Il risultato? Un sollievo economico non da poco, che richiede però attenzione nell’inquadrare la strategia pensionistica personale.

Chi può uscire dal lavoro nel 2026 grazie alla ricostruzione dei contributi

Coloro che chiuderanno i pagamenti della Pace Contributiva entro il 2026 e avranno raggiunto i 67 anni potranno finalmente accedere alla pensione di vecchiaia, avendo rispettato il requisito minimo di 20 anni di contributi. Salvo eccezioni, questa soluzione permette di aggirare il problema delle carriere ridotte, e in più è piuttosto flessibile.

Ricordiamo che il riscatto non può superare i 5 anni e che la spesa è totalmente a carico del lavoratore, calcolata sul fondo previdenziale di appartenenza. La formula piace anche perché offre la rateizzazione fino a 10 anni. Chi preferisce può però anche saldare subito la cifra e poi solo aspettare che scatti l’età per la pensione.

Questa possibilità sta cambiando i tempi di uscita per molti nella stessa classe d’età, rendendo meno rigide regole che un tempo sembravano vincolanti. Nel frattempo, il sistema previdenziale evolve, e chi ha scelto di integrare i contributi affronta un cammino decisamente più snello.

Per chi ha avuto carriere discontinue, riscattare periodi mancanti rappresenta una soluzione concreta. Cambia insomma lo scenario previdenziale italiano, dove la variabilità del percorso lavorativo – specie nelle regioni del Centro-Nord, come nello storico tessuto produttivo milanese e veneto – spinge famiglie e professionisti a pianificare con più attenzione.

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