Il treno rosso che avanza lentamente tra le vette dell’altopiano del Renon non si limita a trasportare passeggeri, ma offre un vero viaggio dentro un paesaggio raro e affascinante. Siamo a pochissimi chilometri da Bolzano, dove questa linea ferroviaria si snoda tra montagne e boschi, regalando scorci sulla natura – alcune delle forme più suggestive delle Alpi, per intenderci. Salire a bordo significa immergersi in un mondo dove natura e storia si incontrano, regalando un’esperienza autentica e tangibile, senza filtri.
Il trenino del Renon e il paesaggio alpino che attraversa
Con soli sette chilometri da percorrere, il percorso collega Soprabolzano a Collalbo, passando sotto la presenza vigile di cime come il Dente dello Sciliar, il Catinaccio e il Corno Nero che segnano l’orizzonte. Il viaggio dura circa venti minuti, una misura breve ma con una vista che cambia continuamente, alternando vecchie carrozze storiche e modelli più contemporanei. Chi frequenta l’altopiano sa bene che il panorama si trasforma ad ogni stagione: dai prati estivi pieni di fiori, alle tonalità brillanti dell’autunno, per arrivare al silenzio soffice della neve in inverno.

La bellezza di questo tratto non sta solo nei paesaggi ammalianti, ma anche nell’alternarsi di colori e atmosfere diverse – un dettaglio non da poco. Diciamo che la facilità con cui si raggiunge l’altopiano, unita a un contatto diretto con la natura, lo rendono una scelta azzeccata per chi vuole evitare il caos delle località più gettonate. A pensarci bene, il trenino diventa una tessera chiave per vivere un pezzo di Alpi accessibile e genuino.
Un ponte tra passato e presente: storia e tradizione del trenino del Renon
Non si tratta solo di panorami, perché questo treno racconta pure una storia fatta di cambiamenti sociali e tecnologici nel territorio. Aperto nel 1907, nacque per portare le classi borghesi delle città fino all’altopiano, in cerca di aria fresca e natura incontaminata. Ai tempi la linea correva per quasi dodici chilometri, unendo Bolzano con varie zone dell’altopiano, con un dislivello tutt’altro che banale.
Con il diffondersi dell’auto e nuovi mezzi come funivie e autobus, la ferrovia ha perso strada facendo la sua funzione principale. Resta però attiva una parte della vecchia linea, che oggi è un simbolo di memoria e una meta apprezzata da abitanti e turisti. Quel tratto conserva un legame forte con la comunità locale, che tiene vivo un patrimonio tecnico ma anche culturale, costruito giorno dopo giorno nel tempo.
Appare chiaro come questo collegamento non si limiti alla praticità. Segna quella continuità che fa guardare con attenzione all’evoluzione della mobilità in montagna, senza perdere le radici. E chi frequenta l’altopiano lo sa: il trenino del Renon è molto più di un mezzo, è un’eredità che accompagna ogni giorno la vita alpina.
Tra mistero naturale e cultura: cosa vedere arrivando sull’altopiano
Viaggiare sul trenino non significa solo spostarsi, ma scoprire un ambiente denso di particolarità naturali e culturali. A Soprabolzano, per esempio, si trovano le Piramidi di Terra di Longomoso, strane formazioni argillose dal profilo affilato, nate nel corso di secoli e studiate con passione da geologi – e non solo – per la loro unicità. Uno spettacolo che cattura gli sguardi più curiosi.
Non molto lontano, la Freud Promenade regala un percorso di cinque chilometri con scorci sulle Dolomiti, un itinerario tosto ma ricco di storia, visto che il celebre psicanalista vi soggiornò nel 1911. Accanto alla natura, il lago di Costalovara offre la possibilità di rilassarsi o di noleggiare barche, ampliando la scelta delle attività in zona.
Inoltre, la cultura locale affiora nel Museo dell’Apicoltura Maso Plattner, dove si raccontano miele e tradizioni agricole che da secoli caratterizzano la zona. Un mondo poco noto a chi vive in città, e invece qui si respira a pieni polmoni.
E poi arriva Natale, e con lui il trenino trasforma Soprabolzano e Collalbo in un palcoscenico animato dal “Trenatale”: mercati, eventi, un ponte tra natura, cultura e comunità. Un esempio bello e vivo di come questa terra sappia rinnovarsi, senza tradire le proprie radici e momenti di festa.